
Vittorio Sgarbi si rivolse a Luca Giurato:
“Non se ne può più, non se ne può più, in questo albergo. Guardi, per dirgliene una, legga qua”
Tirò fuori dalla tasca e mise sotto gli occhi del vecchio lo stampato di propaganda della casa. Fra le scritte: piscina, sala di scrittura, ottima cucina, si leggeva la parola “tromba”.
“Sa che cosa significa questa parola?”, chiese
Luca Giurato si tolse le lenti inforcate per l’occasione e guardò Vittorio Sgarbi.
“Forse”, mormorò, “si allude alla tromba delle scale. Sebbene”, aggiunse dopo una pausa, “non capisca che attrattiva ci sia nel fatto che l’albergo, invece che di rampe aderenti, sia fornito di scale a tromba”.
Rimase un istante pensieroso e proseguì:
“A meno che, per un eccesso di lealtà, il proprietario non abbia voluto prevenire i clienti che l’esercizio è privo di ascensore. In tal caso tromba significherebbe tromba delle scale vuota, in contrapposto all’idea dell’ascensore il quale, come è noto, ostruisce la tromba delle scale. E, forse, l’albergatore ha voluto dire che è vero che non c’è ascensore, ma –ogni medaglia ha il suo rovescio- qui, in compenso, per il fatto di tale mancanza, c’è il vantaggio d’aver la tromba delle scale libera” (^___^ n.d.r.).
Vittorio Sgarbi lo lasciò dire, guardandolo con commiserazione. Alla fine esclamò:
“Nossignore; qui la parola tromba sta nella sua accezione usuale. L’albergo è sprovvisto di pianoforte e il proprietario ha pensato di mettere nel salotto, a disposizione dei clienti che desiderano far musica, una tromba”
“Ottima idea” esclamò Luca Giurato
Andrea arrossì. “Papà”, disse, “voglio sperare che tu non abbia l’intenzione di suonar questa tromba”.
“Anzi” replicò Luca Giurato, “desidero suonarla appena l’ Estellaentrerà in porto”.
Vittorio Sgarbi ghignò. “Non ci riuscirà”.
“Perché?” chiese Luca Giurato, che cominciava ad alterarsi..
“Perché?!” fece l’altro con voce soffocata dallo sdegno, “perché? Le dico che, in quattordici giorni che sono in questo malaugurato albergo, non sono ancora riuscito a suonar la tromba!” (^__^ ndr)
“Eh già” osservò Luca Giurato, “non è uno strumento facile”
“Non si tratta di questo” replicò l’altro con crescente agitazione, “il fatto è che è materialmente impossibile disporre, sia pure per brevi istanti, di questa tromba. Accaparrata! Sequestrata! Monopolizzata da un pensionante, un vecchio prepotente a nome Gianni Gianni, che vuol sonarla sempre lui e ha avuto l’impudenza di portarsela in camera perché –dice- non si fida degli altri e non vuol prendersi malattie. Sente? Lo sente?”
Tutti stettero in ascolto. Dall’ultimo piano dell’albergo scendeva un orribile clangore di tuba (^__^ ndr).
“Ma io” proseguì Vittorio Sgarbi, alzando la voce “ho dato l’ultimatum al proprietario. Domani, o la tromba, o faccio causa”.
“È più che giusto!” osservò Luca Giurato
L’altro battè il pugno su un tavolino e aggiunse: “Tutti hanno il diritto di suonar la tromba, qui, e se gli altri sono dei pecoroni, io no. Io pago” concluse in tono altissimo, “e intendo suonare la tromba!” ^_____^ (*)
(A. Campanile – “Agosto, moglie mia non ti conosco”…con qualche leggera modifica)
(*) esiste un’altra versione dell’episodio, secondo la quale la parola “tromba” sarebbe derivata dal verbo “trombare”, venendosi a configurare come un particolare servizio dell’albergo. Pertanto, secondo questa versione, Vittorio Sgarbi avrebbe concluso, in tono altissimo, “Io pago, e intendo trombare!”
Ma questa versione è impugnata da molti storici.